martedì 24 novembre 2009

Spettacolo "Arakne"...un po' di me...


















giovedì 19 novembre 2009

Il bivio...


Davanti ad un bivio: se decido di andare da un parte sceglierò la sicurezza e la vita facile, se decido di andare dall'altra sceglierò di vivere, di rischiare ma di aver tanta paura.

Sono molti i segnali che sto lanciando a me stessa. A questo punto non posso più scappare. Per moltissimi anni, forse fin da quando ero adolescente, mi dicevo che prima o poi avrei dovuto compiere una scelta, una scelta di coraggio: rischiare di non avere una vita facile, rischiare anche di rimanere sola ma stare bene con me stessa. Molte cose sono cambiate in questi anni, ho lasciato tracce ovunque del mio cambiamento. Ma una cosa ancora mi tiene legata alla fase adolescenziale, una sola: la paura di restare da sola. E così non so più se la persona di turno con cui sto la amo davvero o no. Sto con lui perchè non voglio stare da sola?

E ogni volta la maledetta condanna: riesco a lasciare un uomo solo quando ne ho trovato un altro (non che tradisca, anzi il senso di colpa mi divorerebbe) ma devo essere sicura che se lascio un uomo ce n'è un altro già pronto. Terribile. Sapete cosa mi servirebbe? Stare da sola per un bel po'...dimostrare a me stessa che non crollano i palazzi se non ho un uomo, che prima o poi l'amore ritornerà anche per me, ma avrò un po' di consapevolezza in più. Ma come si fa a trovare i coraggio di agire? Non ce l'ho, non lo trovo, non ci riesco.

domenica 25 ottobre 2009

Tu chiamale se vuoi...EMOZIONI.


Non mi sono mai interessata troppo della Chiesa, delle sue dinamiche. I miei non mi hanno battezzata da piccola. Volevano lasciarmi libera di decidere da sola una volta cresciuta. Li ho sempre apprezzati per questo. Non ho mai apprezzato la casta di soli uomini al potere, vescovi, abati, diocesani... il Papa, della religione cattolica. Non c'è istituzione più maschilista della Chiesa cattolica. Un po' sorrido quando vedo le grandi cerimonie in cui partecipano solo uomini vestiti in modo buffo con cappelli strani e abiti dorati.
Però questi due giorni mi sono emozionata tantissimo. Una persona (maschio ovviamente) a me cara è diventata prete. Ora devo chiamarlo Don Luca e non più solo Luca. Mi fa un effetto strano. Comunque...
Ho pianto come una bambina vedendolo felice e partecipando al suo sogno che si è avverato nello strano rituale che si è svolto nella basilica di San Giovanni. La sua faccia emozionata, tesa, la passione che ha messo nelle sue parole... Lui che ha deciso di dedicare la sua vita agli altri. Di occuparsi di altre persone rinunciando un po' a se stesso. E poi oggi la sua prima messa (dura da sopportare per me che non pratico). Luca sull'altare. Devo ammettere che è molto portato per fare questo "mestiere". Non potrebbe fare altro. Ci ha messo un'energia particolare, ha reso cose noiosissime molto interessanti e appassionanti.
E poi, alla fine, l'ho abbracciato fortissimo. E gli ho sussurrato nell'orecchio:"Grazie delle emozioni che mi hai regalato, grazie di avermi fatto vedere la parte migliore di questa tua strana dottrina".
Io le chiamo...EMOZIONI...

martedì 29 settembre 2009

Paura della paura


Era la notte del capodanno tra il 1999 e il 2000. A me questa cosa impressionava. Ero a casa di amici in campagna con il fidanzato di quel tempo. Gli altri giocavano a carte, io ero seduta da sola vicino al camino. Tutto ad un tratto ho iniziato a pensare:"E se adesso mi sentissi male? Se mi succedesse qualcosa di terribile?". Detto fatto. Ho iniziato ad avere il respiro corto, a sentire la testa girare vorticosamente, a sentire un dolore forte al petto. Il cuore batteva tremendamente forte. Non riuscivo più a respirare. Ho cominciato ad urlare che mi sentivo male e che volevo essere portata al pronto soccorso. I miei amici hanno iniziato a farmi domande, a chiedere cosa mi facesse male. Ma io non sapevo bene cos'era. Sentivo solo che il pavimento sotto i miei piedi si stava sgretolando, che mi sarebbe successa una cosa terribile di lì a poco, che sarei morta.
Un ATTACCO DI PANICO. Così il dottore l'ha definito. Da quel giorno per molti anni non ho più vissuto. Mi sono chiusa completamente al mondo. Per fortuna che il mio fidanzato era una persona paziente ed innamorata. Non uscivo più di casa, mi bastava uscire dal portone e fare due passi da sola per sentirmi male. Non volevo arrendermi, ci provavo ma nulla. Sentivo il pericolo. Avevo paura di morire. Avevo paura della paura. Se uscivo dovevo sempre essere accompagnata dallo sfortunato di turno che doveva passare tutto il suo tempo a tranquillizzarmi e a dirmi che le cose erano sotto controllo, che non mi sarebbe successo nulla e al momento dell'attacco doveva stringermi forte a sè. Sono durati parecchi anni. Ho fatto psicoterapia. Mi sono sempre rifiutata di prendere psicofarmaci. Piano piano ho iniziato a farmi coraggio. Prima una passeggiatina sotto casa: non succedeva nulla; poi un giretto con la macchina:nulla; poi una serata intera fuori:nulla. Poi sono cambiate molte cose nella mia vita e mi è tornata la voglia di vivere, di fare. Ho iniziato a fare teatro ed affrontare un pubblico è stato terapeutico. Io sola di fronte a tutta quella gente pronta a ridere se mi fosse preso un attacco di panico. All'inizio ho rischiato che mi venisse proprio lì, sotto i rifelettori. Poi ci ho fatto l'abitudine. Poi c'è stato l'Erasmus a Parigi. Credevo di farcela ma sono tornati anche la. Mi prendevano solamente sotto la metro (e vivere a Parigi senza prendere la metro è una cosa impossibile). Così l'ho evitata per un po'. Ma poi ho dovuto farmi coraggio. Tornata da Parigi mi sentivo invincibile. E' durato un anno o poco più e mi sono ripresi di nuovo. L'ultima volta che ne ho avuto uno è stato qualche mese fa. Ero sola sul motorino ,di notte e tornavo a casa. L'ho sentito arrivare. L'ho affrontato. Mi sono chiesta di cosa avessi paura. Mi sono detta che ora potevo farcela anche da sola, che ero abbastanza forte da riuscire ad accudire me stessa, che non avevo bisogno di nessuno per vivere bene. Ho sentito che ce la facevo davvero. E' sparito. Ho gioito. Ora vivo da sola. Fuori Roma. La sera torno sempre tardi e faccio strade di campagna col motorino, in macchina. Apro la porta di casa e trovo il mio gattino che fa le fusa. Chiudo la porta, mi metto a dormire e mi sento felice. Sono una donna forte e indipendente. Ci penso io a me.

lunedì 21 settembre 2009

Dire di no?


Mi danno fastidio le persone che hanno potere. Qualche sera fa mi costringono ad andare ad una cena improvvisata. Il cibo è invitante (porchetta), la compagnia anche (qualche amico di sempre e qualche romano d.o.c.):accetto.
Una casa costruita sui mercati traianei con vasca idromassaggio che più che altro è una piscina, colonne romane vere in giro per le stanze, giardino interno, pavimenti trasparenti (anche quello che da sul bagno). Lui è il padrone di uno dei locali più frequentati del momento a Roma. Io un'attrice desiderosa di consigli. Ha la puzza sotto il naso lui. Dice che ha fatto il produttore di spettacoli teatrali per molto tempo e che è un mondo difficile quello dello spettacolo, che se non ti ci butti a capofitto e fai solo quello non riesci a concludere nulla, che se non lecchi qua e la non ottieni niente. Che un altro lavoro non lo posso fare, neanche per pagarmi l'affitto. Che la mia sarà una vita di stenti e sofferenze. Mi viene voglia di mandarlo a cagare. Io il culo me lo faccio comunque, un altro lavoro lo sto facendo e il teatro, quello sano, quello che non devi per forza leccare il culo a qualcuno lo vivo tutti i giorni.Che non importa se non riuscirò a diventare ricca come lui. Il teatro lo faccio per passione. Non me ne frega niente di avere una casa con i pavimenti trasparenti. Purtroppo c'era qualcuno lì con me che gli ha dato ascolto ed ora è impazzito.Non riesco a farlo ragionare. Voglio restare pura, come già mi sento, e fanculo a tutto il resto!Avrei dovuto dire di no alla cena.

martedì 15 settembre 2009

Nessun cambiamento...

Il colloquio, pur essendo andato molto bene, non ha portato nessun nuovo lavoro.
Continuerò a studiare in vista della laurea...a dicembre...
Grazie del sostegno ragazzi!

venerdì 11 settembre 2009

Il suono delle campane.


Le campane mi mettono sempre in uno stato di gioia. Mi giro e mi rigiro per strada e mi sembra di vedere le persone più belle, più buone. Magari lo diventano davvero al suono delle campane.
Così, ieri, giravo per le vie di San Giovanni e cercavo un posto per la macchina con Daniela (la mia compagna - attrice del prossimo spettacolo). Incazzate nere. Furiose. Cercare un parcheggio in alcuni quartieri di Roma è un'impresa impossibile. Giuro. Avremo girato per un'ora. Eravamo ormai disperate. Poi le campane. Ci siamo guardate, abbiamo sorriso estasiate, abbiamo girato l'angolo e c'era un posto, prorpio sotto casa di Simone (regista del nostro spettacolo). A me piace pensare che nella vita accadano cose magiche. Mi piace pensare che ne sia successa una proprio ieri.